Co Sleeping Bambini: i metodi e le culle per il co sleeping

Cosa è il co sleeping

Quando si parla di co sleeping, si fa riferimento all’atto con il quale mamme e papà fanno dormire il proprio bambino nel lettone matrimoniale insieme con loro. Diversi studi – tra i quali una ricerca che è stata condotta dalla Stony Brook University di New York – hanno messo in evidenza il fatto che tale usanza non è dannosa per il piccolo, il quale in sostanza non risente di alcuna conseguenza psicologica. Anzi, per i bambini con pochi mesi di vita è positivo sentirsi collocati e protetti dai genitori, dei quali sentono l’odore. Noto anche con il nome di bed sharing, il co sleepin sembra essere in grado di rendere più semplice la creazione e lo sviluppo di una migliore armonia tra il piccolo e la madre: in questo rapporto, a trarne vantaggio è anche la produzione di latte. Secondo la direttrice del Centro per la Salute Mentale dei Bambini di Londra Margot Sunderland, i bambini che non vengono accolti nel lettone di mamma e papà sono destinati a diventare più infelici e irritabili, anche perché finiscono per vedere aumentare la produzione dell’ormone dello stress.

 

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Come fare co sleeping

Fare co sleeping è molto semplice: si tratta di accogliere il piccolo nel letto matrimoniale, avendo l’accortezza di non muoversi troppo quando si dorme: ogni passo, insomma, deve essere curato con delicatezza. Le ricerche di epidemiologia testimoniano che l’84% dei bambini con nove mesi di età si svegliano almeno una volta a notte, ma è soprattutto intorno ai due anni che si verifica il picco di risvegli: è chiaro, quindi, che per i genitori è più comodo avere il bambino al proprio fianco invece che essere costretti ad alzarsi più e più volte nel cuore della notte. In linea di massima, la scelta relativa alla decisione di fare o meno co sleeping e alle modalità con cui metterlo in pratica non può che essere personale: ecco perché ciò che conta più di tutto è che mamma e papà si parlino tra di loro con lo scopo di arrivare a una soluzione condivisa e a una decisione che soddisfi tutti e due. Per una coppia che ritiene il talamo inviolabile, l’arrivo nel lettone del bebè potrebbe rappresentare un problema; per altre coppie, invece, questa “intrusione” sarebbe solo una piacevole novità. Basta essere sempre attenti e premurosi.

Pro e contro del co sleeping

Valutare i pro e i contro del co sleeping può essere utile per trovare i reali benefici di tale pratica. Per ciò che concerne i pregi di questa usanza, va detto che il co sleeping favorisce un’infanzia all’insegna della condivisione, dell’accudimento e della vicinanza: sono tutte caratteristiche importanti per permettere al bambino, quando crescerà, di svincolarsi da solo e di emanciparsi in maniera autonoma. Quel che è certo è che il co sleeping permette ai piccoli di sentirsi più vicini ai genitori e ai genitori stessi di sentirsi più uniti: oltre ad agevolare l’allattamento, garantisce un riposo familiare migliore. Tra gli svantaggi, va messo in evidenza il fatto che il co sleeping potrebbe essere in grado di condizionare l’intimità di coppia in maniera negativa: in effetti, le mamme e i papà che mettono in pratica tale consuetudine sono costretti a trovare altri spazi per la vita sessuale. Non bisogna sottovalutare, poi, i movimenti inconsapevoli che si compiono quando si dorme: il pericolo di far male ai piccoli, o addirittura di soffocarli e di schiacciarli, non è da escludere. Infine, lo svantaggio più significativo, per i detrattori del co sleeping, consiste nell’influenza che esso ha nei confronti dell’indipendenza e dell’autonomia del bambino.

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Co sleeping fino a che età

A questo punto, è bene chiedersi fino a che età si possa praticare il co sleeping: partendo dal presupposto che tale abitudine non dovrebbe né essere incentivata né essere ostacolata, si può dire che fino a quattro o cinque anni si può accogliere il bambino nel lettone senza preoccuparsi di questa usanza. Ciò che conta è seguire il ritmo dei piccoli, i quali con tutta probabilità intorno ai cinque anni potrebbero sentire la necessità di andare a dormire nella propria camera: in effetti, tra i cinque e i dieci anni il lettone non dovrebbe più rappresentare la norma ma l’eccezione. Il percorso di distacco, ad ogni modo, deve essere sempre affrontato e vissuto in maniera graduale e progressiva. Fare riferimento a teorie psicologiche e sociali a volte può non essere la soluzione giusta, semplicemente per il fatto che in questo campo gli esperti possono arrivare a conclusioni molto diverse. Ovviamente, se per i bambini dai cinque anni in poi rinunciare al lettone dei genitori è una fonte di ansia e di solitudine, è il caso di indagare le ragioni di tale disagio, che potrebbe avere origini ben più profonde e degne di attenzione.

Culle e lettini per il co sleeping: snuggle nest e chicco next to me

Per il co sleeping sono diversi i prodotti a cui si può ricorrere. Un esempio può essere individuato nello Snuggle Nest, che occupa abbastanza spazio nel letto matrimoniale ma, d’altro canto, ha il pregio di poter essere trasportato e richiuso con la massima facilità. Si tratta di una culla che deve essere collocata in mezzo al lettone, in modo tale che tanto il papà quanto la mamma rimangano per l’intera notte in contatto con il piccolo. Il rischio di movimenti involontari che potrebbero avere effetti pericolosi è scongiurato dalla presenza di alzatine laterali, che garantiscono i più elevati standard di sicurezza.

Un altro modello a cui si può far riferimento è il lettino Next 2 Me della Chicco: in questo caso non si ha a che fare con una culla da mettere tra i due cuscini, ma con un lettino da posizionare a uno dei due lati del letto – tendenzialmente, quello in cui dorme la mamma –. Questo prodotto rappresenta una sorta di prolungamento del lettone, dal momento che la sua altezza può essere regolata: le spondine sono presenti su tre lati, e una delle caratteristiche più interessanti è rappresentata dal fatto che il letto può essere allontanato a mano a mano in modo tale da stimolare e incentivare il sonno autonomo del bimbo.

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